martedì 8 maggio 2012

Illusioni cm. 40 x 50 olio su tela 2012


Pittori? No, illusionisti.

In nessun altro campo come in quello artistico, “l’occhio inganna”. Un po’ perché guardare un capolavoro suscita emozioni e sensazioni che vanno ben oltre lo stimolo visivo, e un po’ perché da molti secoli i pittori hanno imparato a giocare con i punti deboli dei nostri sensi, creando illusioni ottiche e cognitive anche senza sapere nulla del funzionamento del cervello umano. Per esempio, chiedendosi quali fossero i costituenti essenziali delle forme, il pittore olandese Piet Mondrian arrivò a scomporre le immagini in linee verticali e orizzontali: molti anni più tardi i fisiologi hanno scoperto che quelle linee sono in grado di stimolare proprio i neuroni su cui il cervello fa affidamento per identificare la forma di un oggetto. “E’ vero che si guarda con gli occhi, ma questo non è che l’inizio di una catena di eventi che coinvolgono gran parte del nostro cervello” dice Lamberto Maffei, neurobiologo. “Ciò che vediamo dipende anche dalle esperienze che abbiamo vissuto e dalle conoscenze precedenti; ha a che fare con la nostra cultura e persino con il nostro stato d’animo. Il cervello è chiamato costantemente ad interpretare, sintetizzare e dare una struttura agli stimoli che si presentano ai nostri occhi”. Ed è anche in base a questi meccanismi che le opere pittoriche ci piacciono di più o di meno.

Curiosità! Impressioni nella mente?!

Uno studio inglese riportato dal British Journal of Psycology e condotto su 90mila persone tra i 13 e i 90 anni, ha rilevato che gli impressionisti sono di gran lunga i pittori più amati, perché capaci di suscitare emozioni più intense rispetto ai rappresentanti di altre correnti, come il Rinascimento italiano, l’arte giapponese o il cubismo. Harry Cavanagh, neuro scienziato dell’università di Harvard, ritiene che i quadri di Monet siano al top delle preferenze del pubblico perché inducono chi li guarda a creare un’interpretazione personale. Per riempire i dettagli che mancano fra le macchie di colore e le forme appena accennate, il cervello deve infatti ricorrere alla sua memoria e alle esperienze personali dell’osservatore. Ogni dipinto è così vissuto ed interpretato in modo differente da chi lo osserva e ciò rende l’esperienza emotivamente più profonda ed intensa. Le sagome indistinte, cioè, parlano direttamente all’amigdala, il nucleo emotivo del cervello. Patrick Villeumìere un neurologo dell’università di Ginevra, ha scoperto che questo importante centro celebrale si attiva in risposta alla visione di volti confusi e sfuocati.

A cura di Laura Fezzi.

lunedì 26 settembre 2011

L'assoluto

cm. 30 * 40
Acrilico su pannello telato



E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

Francesco Guccini

giovedì 12 maggio 2011

Creazione



L'action painting (letteralmente pittura d'azione) a volte chiamata astrazione gestuale oppure espressionismo astratto, è uno stile di pittura nella quale il colore viene fatto gocciolare spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele, invece che applicato con attenzione. L'opera che ne risulta enfatizza l'atto fisico della pittura stessa.

Lo stile si diffuse negli anni '40 e nei sessanta, ed è strettamente associato con l'espressionismo astratto (alcuni critici hanno usato i termini action painting e espressionismo astratto in modo intercambiabile). Una minima comparazione è spesso tracciata tra l'action painting americana e il tachisme francese. Questo stile ha inlfuenzato alcune tendenze successive dell'arte americana come ad esempio il new dada.

Il termine venne coniato dal critico americano Harold Rosenberg nel 1952, e segnalava un maggior cambiamento nella prospettiva estetica dei pittori e dei critici della Scuola di New York. Mentre espressionisti astratti come Jackson Pollock e Willem de Kooning sono stati a lungo schietti nella loro visione di una pittura come un'arena all'interno della quale venire a patti con l'atto della creazione, i primi critici favorevoli alla loro causa come Clement Greenberg, si focalizzarono sull'oggettività delle loro opere. Per Greenberg, era la fisicità delle superfici coagulate e incrostate d'olio dei dipinti la chiave per comprenderli come documenti della lotta esistenziale degli artisti.

La critica di Rosenberg cambiò l'enfasi dall'oggetto alla lotta stessa, essendo il dipinto finito solo la manifestazione fisica, una specie di residuo, del lavoro effettivo dell'arte, che era nell'atto del processo della creazione del dipinto.

Nelle due successive decadi, la ridefinizione di Rosenberg dell'arte come un atto piuttosto che come un oggetto, come un processo piuttosto che un prodotto, era influente, e condusse alla formazione di numerosi movimenti artistici maggiori dagli Happening e Fluxus alla Conceptual e Earth Art.

mercoledì 27 ottobre 2010

Art Verona 2010 - Pagina Bianca


Art Verona 2010 - Pagina Bianca

Kn studio presenta la performance di Ivan Tresoldi: Pagina Bianca in occasione della inaugurazione di Art Verona, presso il piazzale della fiera di Verona giovedi 14 ottobre dalle 14.30 alle 20.00. La grande Pagina Bianca è una delle performance pubbliche più riuscite e ormai note dell'artista e poeta Ivan. Presentata dal 2009 in numerose città italiane (Firenze, Bologna, Genova e Fabriano) arriva ora nel cuore di Art Verona. Una immensa superficie di carta bianca ricopre piazze, strade e luoghi pubblici creando così la suggestione di un grande foglio libero che, progressivamente con il contributo delle genti, diventa strumento di espressione poetica e figurativa. L'idea che sottende questo lavoro, esprime, come racconta Ivan, la volontà di: " ...liberare le genti in un grande spazio espositivo autogestito senza regole ne padroni...". Non solo innovazione e visibilità, ma soprattutto "un gesto pubblico" che permetta all'arte di impossessarsi delle piazze, trasformando gli spettatori nei protagonisti attivi di una grande pagina bianca, e quindi della loro poesia nascosta. La mostra di Ivan Tresoldi "Chiudete gl'occhi ed alzate lo sguardo" continua presso Kn studio, San Giovanni in Valle 19, 37129 Verona. In questa occasione ho avuto il piacere di partecipare attivamente alla realizzazione di un piccolo cameo insieme a tantissime altre persone che si sono cimentate nell'impresa per la creazione dell'opera.

giovedì 2 settembre 2010

Maya

cm. 100 * 60
acrilico su tela




Come abbiamo fatto a sopravvivere ?

Se sei stato un bambino negli anni '50, '60 o '70 o anche prima ... come hai fatto a sopravvivere? Ti ricordi che ...

1 - Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag...
2 - Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
3 - Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.
4 - I medicinali non avevano chiusure di sicurezza per bambini, e non c'erano neanche nei bagni o nelle porte.
5 - Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6 - Bevevamo l'acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia di plastica dell'acqua minerale...
7 - Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carrette a rotelle e i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparavano a risolvere il problema. Si, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8 - Uscivamo a giocare con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
9 - La scuola durava fino a mezzogiorno, arrivavamo a casa per pranzo. Non avevamo cellulari... cosicchè nessuno poteva rintracciarci. Impensabile? No, normale.
10 - Ci tagliavamo dappertutto, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, ma non c'era alcuna denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno se non di noi stessi, qualche volta.
11 - Mangiavamo biscotti, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perchè stavamo sempre in giro a giocare e la televisione iniziava a trasmettere soltanto nel tardo pomeriggio...
12 - Condividevamo una bibita in quattro... bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.
13 - Non avevamo playstation, videogiochi, tv satellitare con cento canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computers, chatroom su internet ... invece avevamo molti amici e molti sogni.
14 - Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell'amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare, lui era lì, e uscivamo a giocare.
15 - Si! Li fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita a calcio; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano alcuna delusione che si trasformava in trauma.
16 - Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.
17 - Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità ... ed imparavamo a gestirli. La grande domanda è: Come abbiamo fatto a sopravvivere?
Forse agli occhi dei bambini di oggi la nostra infanzia potrà sembrare noiosa e faticosa, in realtà noi ci siamo divertiti molto più di loro. E siamo sopravvissuti.

Testo circolante in internet.

martedì 3 novembre 2009

Meandri

cm. 40 * 50
acrilico su tela 2009



Penna animata.

Per superare i momenti di sconforto che, ahimè, molto spesso si presentano nel corso della mia vita, ho bisogno del vento. Devo sentire il suo gelo penetrare nelle ossa e la sua veemenza schiaffeggiare il mio volto. Devo assicurarmi che la mia anima non sia ancora morta. Le ferite della vita non hanno ancora distrutto la mia voglia di vivere. Quindi, ti prego penna, scrivi, scrivi e scrivi ancora. Sii la protesi dei miei pensieri, fai in modo che la mia anima non muoia. Scrivi, scrivi per l'eternità in modo che il mio nome venga ricordato. Incastona nei fogli i miei sentimenti, mostra agli altri quello che io non riesco a dire con le parole. Oh! Penna animata! Tramanda ciò che ho vissuto.

Giampaolo D'Angelo-

domenica 9 agosto 2009

Folgorante rinascita

cm. 60 * 80
acrilico su pannello telato di juta


L'informazione tende per sua natura a scorrere libera.
Tende anche ad essere gratuita ma costosa allo stesso tempo. Ha bisogno di essere costosa perchè vale molto. La giusta informazione al momento giusto ti cambia la vita. Ha bisogno di essere economica perchè il prezzo da pagare per farla circolare si abbassa sempre di più. Questa dialettica non si attenuerà mai. Porterà a infiniti dibattiti su costi, copyright, proprietà intellettuale e sulla moralità della distribuzione indiscriminata. Ogni nuova generazione di strumenti di diffusione renderà la tensione più acuta. Quando dico che l'informazione è tendenzialmente un bene per tutti, intendo dire che è libera nel senso più ampio:non parlo solo di soldi ma mi riferisco alla libertà di copiarla e di adattarla ai propri bisogni. Quando l'informazione è utile, ridistribuirla rende l'umanità più ricca indipendentemente da chi la distribuisce e da chi la riceve. Una volta che l'informazione esce dal controllo di chi l'ha elaborata non c'è alcun modo di assicurarsi che non circoli. Anzi, tenderà a propagarsi nel modo più ampio possibile.

Steward Brand (Tratto dalla prima Hacker's Conference nel 1985)

domenica 5 luglio 2009

Eramar

cm. 40 * 40
acrilico su pannello telato


ARTE E PSICOLOGIA

L'arte è terapeutica. I suoi effetti benefici hanno una duplice direzione, che si rivolge a colui che contempla il prodotto artistico ma soprattutto al soggetto che elabora attivamente il processo artistico e lo rende proprio. Queste premesse comportano la considerazione che, nonstante si possa trarre grande giovamento spirituale ed emozionale nelle vesti di "cultori ed amatori dell'arte", potremo sicuramente ottenere il massimo profitto di benessere come protagonisti della creazione artistica. Non bisogna credere che l'argomento debba interessare esclusivamente i grandi geni della pittura o gli artisti che si sono contraddistinti nei secoli per la loro bravura, perchè tutti siamo in grado di approcciare all'arte ed imparare a sviluppare la nostra creatività. Se ci convinciamo di questa realtà ed evitiamo di riferirci all'arte come se fosse una reliquia culturale destinata solo a pochi eletti, allora potremo scoprire molto di noi stessi e del nostro estro, a volte soffocato dal caos e dalla frenesia della vita quotidiana. Dobbiamo lasciarci andare e far parlare il nostro lato emotivo, perchè l'arte è la migliore medicina per la sofferenza, il dolore e l'angoscia esistenziale. e' il ponte tra il nostro mondo interiore e la sua sublimazione, per innalzare la dimensione della nostra esistenza al di sopra di grigiore e piattume spirituale, minacciati dalla modernità. I processi psicologici legati alla creatività, utilizzano i nostri meccanismi cognitivi della percezione, della memoria e del linguaggio e affondano le radici nell'inconscio per trasformare positivamente le nostre pulsioni. Da quì, il valore terapeutico di un'hobby, di una passione artistica, manuale o concettuale che sia, e di qualsiasi attività in grado di mettere in moto la nostra fantasia. L'arte ci libera e ci offre una infinita possibilità di esprimere la nostra essenza nelle forme e nei modi che aderiscono alla nostra natura e alle nostre potenzialità creative. La differenza qualitativa con il grande artista riguarda la qualità tecnica di un'opera, L'alto valore comunicativo ed estetico della stessa ma, di certo, non il senso di liberazione che contraddistingue il processo artistico come la cura dell'anima.

02 Psicologia

sabato 6 giugno 2009

Il saggio e l'infinito

cm. 30 * 40
stucco e acrilico su pannello telato


Perchè c'è tanto odio nel mondo?
L'odio, il disamore, è l'infido luogotenente che lavora alla corte di sua maestà l'amore? E, se si, perchè?
Ogni paesaggio umano individuale e storico sembra attestare che i fondamenti della nostra interiorità sono nutriti d'amore e che le relazioni esterne ed interne della nostra vita sono in prevalenza conflitto e disamore. E' corretto dire che, quanto ad amore, ogni persona umana sembra viaggiare a doppia velocità: l'amore è la materia prima che la costituisce, il disamore è la materia seconda che la relaziona.
Che cosa interviene lungo il percorso a cambiare le cose? La vocazione agonista è la responsabile della grande distorsione: il rifiuto. In tale contrasto, purtroppo, si svolge tutta la curva corporale ed esistenziale dell'eros e dell'emozione umana.

lunedì 18 maggio 2009

Pensieri

cm. 30 * 60
acrilico e stucco su tela

La maggior parte degli uomini, per natura, non è in grado di considerare con serietà nessun'altra attività se non mangiare, bere ed accoppiarsi. Tutto ciò che, invece, è stato creato dalle rare nature superiori, si tratti di religione, di scienza o di arte, verrà subito utilizzato dagli uomini da poco come strumento per i loro scopi meschini, facendone per lo più la propria maschera.(L'arte di invecchiare)
Il modo più efficace per diventare tolleranti verso le opinioni altrui contrarie alle nostre, e per essere pazienti quando ci contraddicono, consiste nel ricordarsi quanto spesso noi stessi abbiamo nutrito nel tempo opinioni del tutto opposte su un certo argomento e come, talvolta perfino in un periodo molto breve, le abbiamo ripetutamente cambiate, a seconda della diversa luce sotto cui si presentava l'oggetto. (Pensieri diversi)
L'amore nell'uomo e nella donna. Per come sono fatti, l'uomo tende, in genere, all'incostanza in amore, la donna, invece, alla costanza. L'amore dell'uomo diminuisce fortemente non appena è stato soddisfatto: quasi tutte le donne lo interessano di più di quella che già possiede, per questo ambisce al continuo cambiamento. L'amore della donna, invece, aumenta proprio a partire dal momento del possesso. Ciò dipende dallo scopo della natura, la quale mira unicamente a conservare la specie e quindi a moltiplicarla il più possibile.
L'uomo infatti può comodamente generare in un anno più di cento figli, avendo a disposizione altrettante donne: la donna invece, per quanti uomini abbia, potrebbe comunque mettere al mondo un solo figlio all'anno. Perciò l'uomo va alla ricerca di altre donne, mentre la donna si attacca saldamente all'unico uomo: la natura infatti la spinge a conservare, d'istinto e senza alcuna riflessione, colui che nutrirà e proteggerà la futura prole. (L'arte di insultare)
Tratto dagli aforismi di Arthur Schopenhauer.